martedì 13 dicembre 2011

perché?


Vorrei essere più bella di così
ogni giorno più bella
ogni giorno più adatta
più dolce e sensibile
più forte e carismatica
“avere il controllo
un corpo perfetto
una mente perfetta”
sorrido e ti amo
e sarò qui
ci sarò sempre
con le mie mani
i miei capelli
e i miei occhi
sempre gli stessi
ogni anno più vecchi
c’è sempre solo qualcosa
non c’è mai tutto insieme
siamo stanchi
ogni anno più vecchi
disillusi
irragionevolmente ragionevoli
ho sonno
me ne vado

domenica 4 dicembre 2011

seta.


Ci sono sguardi e mani che non avrei mai sperato di poter incontrare
Sono lì: appesi ai bordi sottili di un filo arrugginito
Tutte le mie amicizie. Sono loro a portarmi, in fondo
Portano il peso del mio corpo umano
E del mio spirito grave e sonnolento
Si affacciano piano e senza invadenza
Come seta sulla pelle.

venerdì 2 dicembre 2011

Onestà.


Lo so che non sono niente per te, e che nella tua vita sono paragonabile ad un granello di polvere sul cuscino, che basta un soffio di vento ad alzarlo e mandarlo via lontano. Non ho idea del perché ma ti penso più spesso di quanto ero disposta ad ammettere fino a qualche giorno fa. Vedi, cambio spesso opinione pure io. Tu non sei niente per me, e non eri niente un mese fa, venti giorni fa. Ma sei sempre stato comunque qualcosa, fin da quando ti conosco. Tenerezza, affetto e dolcezza. Compagnia, sì certo: buona e calda compagnia, anche se le mie mani fredde, taglienti come lame,  irrigidiscono ogni possibilità di dialogo. 
Tu sei. 
Basta semplicemente questo, ora che l’ho percepito quasi di nascosto, tra le pesanti pieghe di filtraggio dei sentimenti che si ispessiscono ogni anno che passa, ogni volta che non amiamo più, che rimaniamo duri e freddi, che pensiamo bastare a noi stessi. Tu sei per me qualcosa che non riesco a descrivere a parole e che non rientra nell’ordinario, ma che mi ha stupito, fin dai primi momenti, non so che cosa mi ha colpito di più, tra la tua statura immensa, che mi fa paura, o la tua bellezza, che mi rende muta.
Perché mi piaci come non mi è mai piaciuto nessuno così tanto. E non l’ho mai detto a nessuno e mi vergogno ora, subito, dell’onestà di queste parole. Sono cose che non vanno nemmeno sussurrate, sono cose che se si dicono, hanno il malvagio potere di far morire tutto. Ma io le sto dicendo perché credo sia già morta, per adesso e per i prossimi anni almeno, ogni possibilità per me e per te di far crescere qualunque cosa fosse nata. Sono state le tue parole, è stata la mia tesi e i tuoi impegni. Non me ne faccio un cruccio e sono tranquilla mentre guardo i friabili ricordi di alcuni dettagli dei nostri incontri fugaci. Mi vergogno. Ho provato sensazioni così belle che mi vergogno per quanto non riesco a capire come faccio a meritarle. E ti ringrazio, e ringrazio ogni minuscolo dettaglio del tempo passato, perché mi fa capire sempre tante cose, e quanto sia importante capirsi bene, e capire che questo vale anche e soprattutto per sé stessi.
Tu nella mia vita non eri niente, e ora sei una finestra che affaccia su un mondo bellissimo, ma che è troppo alta per me, e non ho niente con cui potermi arrampicare per aprirla.
Spero di costruirmi una scala, nel frattempo, e poi imparare a salirla.

martedì 15 novembre 2011

va tutto bene


SCUSA, SONO ROMANTICA LO SAI
TU NON CHIAMI MAI

CARO AMICO:

LE NOTTI D’AMORE SONO LEGGERE E SPENSIERATE
IO MI LASCIO INCANTARE DA CERTI DETTAGLI DEGLI OCCHI
CHE  TI FANNO VEDERE LE COSE
DA PROSPETTIVE DIVERSE
NON NECESSARIAMENTE
PER UN LORO  SENSO INTRINSECO.

SONO AVVOLTA DA SENSAZIONI DOLCI
DA LUNGHI ABBRACCI E TENERI SGUARDI
E MI STUPISCO DI TROVARE LA MIA MANO TRA I SUOI CAPELLI
CAREZZARGLI LA GUANCIA
E NON AVERE SCELTA
E STARE BENE E NON SAPERE NIENTE.

MA COMUNQUE VA TUTTO BENE QUI
PENSAVO TI AVREBBE FATTO PIACERE SAPERLO

martedì 8 novembre 2011

Tu e i Limiti Storici


Accarezzarsi il cuore. Non è mai senza dolore. È un desiderio un po’ violento. Bello e arrabbiato. Quando sono alla stazione, con al massimo una valigia leggera, poco prima che il treno si fermi so già che proverò ad attraversare i binari scendendo il gradino della banchina. E appena salto giù dal treno è quello il momento che mi da più allegria: guardo di qua e di là, lungo le prospettive che corrono sui binari, con il mio sguardo un po’ miope ed appannato, ché infatti è solo per far vedere agli altri che ci guardo, che non sono spericolata, ma coscienziosa. Mi piace che la gente non mi guardi dentro. Voglio che sembri tutto normale, dalla mia pelle in fuori.
Ciò che ti rende interessante è il tuo pianoforte immaginario, gli occhi verdi e quel desiderio di ballare, tanto vago quanto arrogante. E con tutta la violenza che poni nel parlare, sei assolutamente fuori luogo e molesto, chiudi la portiera della macchina in faccia ad ogni possibilità di evasione. Forse sei un territorio da esplorare con lentezza, ma che non mi appartiene. Non adesso. Sebbene alla storia lascerò il compito di far diventare bello ogni nostro momento, è molto probabile che saremo rovine di qualcosa mai esistito. Tutti i colori che vedo oggi rispondono a questo. Non sono sbiaditi e fanno male agli occhi per quanto sono luminosi. Sono nuovi fiammanti. Sono colori solidi e netti, dai bordi precisi che delineano il senso del mio stare, del tuo stare. Separati e sovrapposti. Prendimi la mano e spingimi a ballare. Provocami, rincorrimi in gare di pensieri. Però dopo spogliami e fallo con le mani, toccami la pelle e lasciami senza fiato. Poi resta, se vuoi: prendi la tua solitudine e mettila qui, accanto alla mia. Non farmi domande. Vivimi senza pensare. Baciami. 

giovedì 13 ottobre 2011

silenzio.

Non posso fare a meno
di pensare ai contrasti

il silenzio della casa
il temporale là fuori


la sedia controluce
la finestra grigia dietro


l'oscurità dentro casa
la luce piatta là fuori

il terrazzo lattiginoso
piante bagnate di verde

le gocce del lavello in casa
e le macchine rare là fuori

quassù noi stiamo volando
e la terra è un puntino appannato.




sabato 8 ottobre 2011

numero mille di un vago "c'era una volta"

illusioni di felicità
sbalzi di visione e miraggi
di un futuro prossimo
impossibile da decifrare
e immaginare, immaginare figure e corpi

pace e cavalcavia, tramonti in bicicletta
trovarti una, due, trovarti tre volte
volerti rivedere, sentire il tuo sorriso
che è l'unica cosa che conosco
insieme ai tuoi occhi
sentire il tuo sorriso come la sabbia
caldo e amichevole, accogliente
senza chiedere niente

distanze intercontinentali
vorrei gridare, se solo
non ci fosse il vuoto intorno a me
ma proprio perché il vuoto non c'è
io non posso vederti, posso solo sentirti
e questo mi fa male
logora la mia autoironia
scompare tra i miliardi di particelle
che mi dividono da te

sabato 1 ottobre 2011

sbronze da letto

le nostre vite distorte
scarafaggi e letti adolescenti
vanno e vengono le illusioni
le ombre nette e le luci pure
i malditesta da sbronza
e quelli da autocad
i fertilizzanti che scendono
sterili mosse di ogni figura
retorica di frasi umane
riferimenti o configurazioni
da narrare c'è solo
lo scollamento tra il corridoio
e il letto

sabato 24 settembre 2011

le nostre notti

il tuo profilo è davanti a lei
maledici quel naso cubista
sbozzato e male interpretato
di fronte al bicchiere opaco
e al volto soave, leggero di lei
e dolce con gli occhi brillanti
teneramente rivolti a guardare
in basso, al bicchiere giallo
incorniciata dai riccioli
sul tavolo notturno
dieci bottiglie nel lavello
e i piatti sporchi della festa
con la musica sullo sfondo
bluastro del pc che si muove

un'amica è persa dal sonno
tra il cesso e il corridoio
con la nuca poggiata
sul tavolo tra bicchieri di vino
e gloriosi residui di torta
che aspetteranno la mattina
nessuno sa cosa nascondono
quelle braccia incrociate
sul volto livido quasi morto
un passato che non passa
ostenta un amore finito
perché non sarebbe mai
potuto davvero iniziare

e poi...i primi lavori
malpagati e i nostri
sogni aridi e putrefatti
il nostro vino
i nostri tramonti.

il lunedì mattina


la mattina è frizzante e io cammino con le gambe leggere e veloci
sopra una strada che sa ancora di sabbia nei sandali
e io non mi confondo per niente con la gente che va a lavoro il lunedì mattina
con il mio sacco da mare e un pallone buono
con i muscoli che mi sento ancora le racchetta tra le mani -begli scambi!-
e a non saper fare la verticale ti rimane il segno di aver
strusciato il ginocchio sulla sabbia dura e nera.
ma sono serena, ora che guardo i colori che preludono
irrimediabilmente all’autunno, dopo questa nottata di tempesta
fatta di letti singoli appoggiati l’uno all’altro nell’empatia del sonno
mi sento nuovamente colorata di azzurro,  di arancione, e piena di luce.

mercoledì 3 agosto 2011

un sogno.

Cosa scrivere di quei giorni? La cronaca reale dei fatti non assomiglierebbe per niente a quello che è l’illusione che voglio conservare viva. Non so se per entrambi è così. Ho letto qualcosa nei tuoi occhi, che la mia poca esperienza non mi permette di decifrare per bene, eppure essi tradivano qualcosa che mi è sembrato molto simile al mio sogno.
Sai: i fatti reali e i racconti, o la memoria, sono cose assai diverse, e il mio raccontare sta alla vita come le carezze della mattina, che si danno all’amante ancora addormentato, stanno alla notte di passione che le ha precedute.
Chissà cosa si sono detti proprio i nostri occhi, mentre noi biascicavamo a stento parole italiane e spagnole e inglesi … tentando di comunicarci in meno di 24 ore cosa siamo diventati in 24 anni di vita (o di sogno!) su questa terra.
Non so fino a che punto fossero reali o meno le cose che ci siamo detti o gli sguardi che ci siamo dati. E non mi importa. I nostri corpi, quelli sì, qualcosa si sono detti, che va al di là della fisicità, purtroppo (perché non si può mai scindere il sangue e l’anima, anche se credi di sì).
Per me è stato vivere qualcosa di molto raro.  E ho la possibilità di raccontarlo senza cinismo, per come lo ha vissuto la parte più onesta e sincera di me stessa.
Non capita spesso. O meglio quasi mai. E così resterà dentro di me sempre il ricordo dei tuoi occhi e di alcune piccole azioni dolci, e come le tue mani sfioravano la mia pelle, ma soprattutto e di nuovo i tuoi occhi, pieni di passione, dolore e destino.
Perché dolore? Perché c’è stato un deliberato desidero di disubbidire, di pensarci liberi, senza legami.
E il destino, perché? Perché a meno di un miracolo, le nostre vite non si incroceranno mai più.
Quel lunedì, dopo il pranzo da G., sono tornata a casa camminando piano, sotto il sole, tra San Giovanni e l’Esquilino (due dei quartieri più popolari di Roma, pieni di case vecchie e ruderi maestosi), la luce della sera era bella e io mi sentivo ubriaca, guardavo i miei passi, attenta a non guardare indietro, per non perdermi in un limbo o per non trasformarmi in sale. Mescolavo gli ideali e il sangue, mi stupivo di me stessa. Come può essere normale qualcosa che avvicina le persone da continenti diversi per una sera o due, e poi le lascia andare? Non me ne frega niente se molti pensano cinicamente al divertimento di una sera, quello che ha spinto me  è l’eterno bisogno di amore, e il bisogno di credere. Racconto a te queste cose, che abiti in Argentina, un po’ anche perché so che non potrai mai smentirmi: sei già troppo lontano per essere reale.
Mi piace pensare che se avessimo parlato la stessa lingua, se avessimo potuto comunicare più a fondo le nostre passioni, quella luce negli occhi sarebbe diventata qualcosa di più profondo. So anche che verosimilmente tutto questo non è vero e non ha nemmeno senso. Ma per un momento l’ho creduto possibile … poi basta: come una stella cadente o un lampo, o qualcosa che solo si percepisce, senza vedere.

Ecco: è finita. Ieri sentivo ancora la tua mano sfiorarmi la spalla. In futuro dimenticherò ogni dettaglio delle nostre sensazioni fisiche. Alla fine dimenticherò anche i tuoi occhi, e a quel punto sarò costretta a venire a cercarti.

Buona fortuna amico mio.

venerdì 25 marzo 2011

è tutto troppo blu

IL BLUES SUONA SOTTO CASA
CON UNA CIOTOLA D’ORZO RUCOLA E POMODORI
IO LO ASCOLTO IN UN LUOGO INESISTENTE
IN CUI IL CIELO E LA STANZA SONO BAGNATI DAL SOLE
E IL VENTO E LE TENDE MI SUSSURRANO PIANO
CHE STIAMO ANDANDO LONTANO
IL MARE È CALMO
NON UNA NOVULA
LA TEMPESTA È PASSATA
E IO RICORDO ESATTAMENTE I NOMI
DOVE E QUANDO
E STO ANDANDO VIA
FORSE FUGGO
FORSE SONO SERENA
MA TUTTO È TROPPO BLU
E NON IMPORTA

venerdì 18 marzo 2011

parole insonni

non dobbiamo essere artefici di definizioni
dobbiamo prendere la casualità delle parole, degli atti
mimetizzarci nel sintetico e proseguire nei nostri obiettivi
l'amore se ne va
troppe parole pseudomistiche sono state trascritte e
l'esaltazione collettiva al limite dell'epilessia non mi riguarda
non me ne frega niente
buttiamo giù questi scontrini e prendiamo una fottuta birra e
arrabbiamoci con santa coscienza
se prendessimo dall'autodeterminazione quello che ci serve
riusciremmo in fondo ad essere noi stessi, latenti anche
e pure con tutte le nostre idiosincrasie
se ci sono momenti logici o illogici
l'unica cosa che conta adesso è questo braccio nudo
che sta scrivendo le sue migliori parole

e bere acqua e bere vino e fare l'amore e
imbottirsi di quotidianità fino a star male
fino a sentire uscire dalle viscere il vomito individualistico
di quello che non abbiamo perduto
ovviamente ci sei anche tu nei miei pensieri
indivisibile nell'arco di una parola che fa musica
con la seguente e mi accarezza il collo e mi cinge la vita
davanti al lago che senza canoa abbiamo solo guardato
c'è tutto un cosmo di deliri in disuso e
percussione ritmiche di cuori
distanti, vicini, ma sempre asincroni e
confusi e ridondanti e altalenanti

assordante tutto il mistero di cosa provare a pensare e poi parlare
ci fossero ancora le mezze stagioni scrivrei della donna barbona che suonava l'inno d'Italia ieri alla festa
ma che in fondo avevo scambiato per la banda tutta intera
e che delusione veder vendere le bandiere solo dagli immigrati
che delusione non capire per cosa combattere
che delusione
ma io vedo che c'è solo il tempo e la voglia per disegni astratti
di presente inconcludente, che esce dalle vene senza episodi di saggezza
che prende la voce stanca di un remissivo protestare
prende la sua gola e la manda al diavolo

ti do un bacio buono, ti mando a letto pensando al Giappone e spero sempre
come te che il maggior numero di gente capisca il perché essere contro cose come il nucleare
non vorrei più vedere rimandati i discorsi seri
ti voglio dire che lo so che dobbiamo pensare e capire e
anche certi movimenti strani del pensiero vanno bene
perché...siamo matti, sì: siamo tutti abbastanza matti.

lunedì 28 febbraio 2011

Come i bambini come i bambini come i bambini


Gli amici che parlano lingue straniere e si confondono e si sparpagliano per il mondo
E prendono e partono e ci salutano a tutti e poi mi accorgo che perdo bolle insaponate di parole mentre lavo i piatti del giorno prima… e me le scrivo nella mente e poi le bevo nel caffèlatte. E il restauro dei miei coglioni e la bella vita che ci sarà dopo, e tutti gli amici e tutta la vita.
E come mi sento e come ti senti e come mi senti e come ti sento. Leggeri. 
Aspettami lì, sta arrivando la primavera.

mercoledì 9 febbraio 2011

18/12/2010

La verità è che intorpidisce. Il caldo il freddo e CristoNostroSignore. Il problema più lucido che mi sono posta ultimamente è come superare le contingenze. Per il resto devo dire che siamo stati sfortunati.
Sfortuna e aporie si sono susseguite dando al tempo il valore di un attimo in cui capivo, continuamente e nuovamente, che mi amavi a modo tuo. Senza stare lì a dar per scontato un futuro che non ci troverà, perché saremo già lontani allora. O assolutizzare certe rigide dogmatiche sentenze di corpi estranei e imprudenti. Ce l'ho con gli altri nella misura in cui non ti amano. E come mi piace dire "nella misura in cui".
Hai tutti gli indizi necessari per capire.
Guardare bulimicamente mostruosità è la pena che mi affligge da quando hanno inventato facebook. E tu che non ti scuci quasi mai, mi fai pensare che siamo quasi uguali, ma che vorrei vomitare piuttosto che parlare ancora con me stessa.
Ti sto lasciando in eredità qualcosa di più profondo del bilanciamento del bianco su una nikon. Ti sto dicendo che è tardi e cosa abbiamo imparato lo capiremo poi, forse.

martedì 7 dicembre 2010

Sangue Colori e Sfumature

Sei sempre colorato, eppure sei un foglio di carta, sporcato a matita. Mi regali spesso frasi sconcertanti, prendi il peggio che c'è e sei convinto di avere il potere di renderlo colorato come le tue parole. Ma a volte dubito che i tuoi pensieri siano sempre così colorati. Questa strana tranquillità, che tranquillità non è, che non le somiglia affatto, è più gradevole dei quartieri di circostanza di prima. Tra strade e piazze, chissà com'è il quartiere: appare tutt'altro che frantumato, un blocco unico, in cui a volte ho paura che una strada, o almeno un vicoletto, si perda inghiottito da troppa omogeneità. In ogni caso per fortuna, i sensi non sono affatto sfocati e pare che ci sia ancora la possibilità di essere liberi. Pensiamo, parliamo: come osserviamo, come mangiamo. Ci sognamo. Irresistibile è immaginare di sognare insieme. Prendiamo una strada, che diventa un sentiero, esploriamo una casa in mezzo a una bolla, e giochiamo. Come Hansel e Gretel. E io intanto scrivo, con la frenesia di chi scrive nel bagno con la cartaigienica, dentro a un museo in gita con la scuola, "stupidi e stronzi compagni di classe". E si nasconde. Per stasera basta così, ne ho avuto abbastanza. Ma domani riprenderemo a danzare, ci gireremo attorno sulle note di MadWorld, ci annuseremo a vicenda, circospetti, incerti. Forse non arriveremo mai a capire in fondo cosa c'è. Io, per conto mio, ci vedo legami che mi sembrano lacci. Catene di metallo infernali e roventi, che sgretolano le ossa dei polsi, delle caviglie, divaricano le gambe, strabuzzano gli occhi. Ad ogni parola colorata e morbida che mi regali, si stringe la catena alle caviglie, sulla pancia, e ci immergiamo un po' di più in quel continuo latente e incerto. E aspiriamo all'annientamento, bombardati e stomacati da troppa bellezza. Se solo fossi più semplice, mi chiedo.

Densità

Ecco allora. Ci sono. Mi succede questo. Io della gente non mi fido. Ci ho preso così tante inculate che ho una paura fottuta di affezionarmi a qualcuno. Però mi capita ogni volta. E davvero non so come fare, né cosa voglia dire. Prenderei un fiore e te lo regalerei, se questo servisse per fare la pace.

Ma ho le mani bucate e non riesco a tremare.

Quando ero una piccola adolescente stronza non piangevo mai. Troppo schizzinosa di sporcarmi con la pelle e il sudore e l’anima di qualcun altro, mi schifavano i rapporti umani ed ero gelida come il ghiaccio. Più d’una volta ho ferito i sentimenti di qualche marmocchio infatuato di me. Ho provato a farmi assolvere, ma non credo in Dio.

E ho le mani bucate e non riesco a tremare.

Poi non so cosa sia successo, ma la morte mi ha avvicinato ai vivi. E mi sono resa conto che gli occhi degli altri, e le loro mani, e il loro amore, è qualcosa più di una semplice affermazione del proprio ego. E che il sesso non è solo un buon esercizio per mantenersi in forma. Se potessi solo spiegarti che io sto bene, anche se tu non capisci perché.

E ho le mani bucate e non riesco a tremare.

E oggi affronto le cose come se fossi già vecchia, come se il tuo dolore io l’avessi provato infiniti anni fa. Non ce la posso avere con te, conosco troppo bene i meccanismi che ti animano… solo: se potessi farti vedere il mio cuore, farti capire che passa, che passa, che passa…

Ma ho le mani bucate e non riesco a tremare.

sabato 4 dicembre 2010

A natale voglio...

abitare ai margini
di una vita tranquilla senza vedere
in continuazione
belle ragazze in fotografie da copertina
belle bionde sorridenti
sempre con i capelli lunghi e lisci e morbidi
con quelle collane tutte uguali, quei bracciali tutti uguali e quegli anelli
con certi stupidi ciondoli a cuore

in realtà vorrei anche
saper evitare la gente che non nutre altro che indifferenza
per la mia persona
e mi frega per ammirazione e idolatria
nei miei tentativi ingenui di amicizie
non ricambiate
vorrei capire quando andarmene
quando restare
capire la gente e quello che prova
amare incondizionatamente
senza paura di perdere mai
perché se ci rifletto un attimo mi accorgo che è così
ma ancora ci sono molti dettagli da esplorare
per capire davvero questa cosa qua

capire al volo i tuoi pensieri
e capire perché ho bisogno di te

vorrei essere migliore
sapere sempre cosa fare
fregarmene un po' di più
volare più leggera di come faccio di solito
take it easy è un concetto che non mi appartiene
voglio una vita semplice
non una vita facile

vorrei essere ricambiata con fragole rosse e prosecco
e un sentimento di scambio
che alcune donne non nutrono
per le altre donne
e i convenevoli dei rapporti
e irritanti sensazioni
di invidie inutili

di amicizia in amicizia
vorrei ringraziare ogni briciola del tempo
dedicato a rafforzare i legami
e le mie amiche, la mia salvezza davvero
con le nostre sciocchezze da bambine
molto probabilmente mai capite dall'altra metà del mondo
e anche da molte donne che non ci conoscono
però vi prego non cadiamo
in quelle stupide foto
dai lunghi capelli morbidi
e gli anelli a ciondolo

voglio voglio voglio
voglio
quest'anno voglio imparare una lingua straniera
dimenticare la mia
ignorare ciò che pensi di me
cercare l'assenza
coltivare il silenzio

e anche guarire dal male
inguaribile.
oppure morire
e davvero uccidere
certi pensieri
certe ovvietà

giovedì 25 novembre 2010

C'è bisogno d'amore

Tra i ricordi c'era lei
tra il mare e la pioggia
il fango e la spiaggia
fatta d'abitudine
bella
in fondo all'abisso
Lei, come uno di quei venti
di cambiamento
distruzione, rinnovamento
E' occhi e mani
calde
sulle tue spalle
Amore non voluto
troppo desiderato
E ancora non sai
se uccidere o pregare
E ancora non sai
se c'è una differenza da trovare

domenica 14 novembre 2010

andiamo, andiamo.

Ho bisogno di mettere dei punti, ogni tanto.
E tu…tu…
Puntini per esprimere quello che non si può più dire, che non è possibile dire perché sarebbe troppo lungo spiegarli tutti, i puntini.
E ieri. E oggi… e domani. Titolo di un film, coda scaduta, poltrone rugose e vuoto e freddo e tu che in fondo in fondo mi stringi ma non so se per proteggermi o per fare l’amore...
Fermarsi a guardare i se, inconsistenti come sabbia.
Ogni ragione degli sguardi di ieri crolla come la prima repubblica sotto le bombe di un’effimera rivoluzione troppo debole per affermarsi, ma abbastanza travolgente da raschiare al suolo ogni cosa, e far si che si possa ripartire da zero.
Dopo la botta mi sono svegliata col malditesta, una cavalleria di puntini in testa che picchiavano duro e sono stata sballottolata in alto mare.
Dimmi dove sono, dimmi chi sono.
Con animo puro, la mente sgombra e con voglia di dare, il rito si compie attraverso la nebbia, che oscura il passaggio e non fa dormire.
Densità di messaggio, ridondanza di spiccioli, colori caldo-scuri, estati autunnali. Piogge chilometriche confondono le orme e il passaggio resta da ricordare e basta. Le proporzioni della macchina ce le devi avere bene in testa, e autocad non capisce un cazzo di disegni a mano.
La vera rivoluzione è che la coperta mi è scivolata dalle spalle e non sento il bisogno di rimetterla, sento il calore che mi scende dagli occhi, lucidi di pianto.
Il freddo c’è ancora intorno a me, ma non saprei dire… o non c’è più conduzione, oppure il mio calore è più forte e lo sta scaldando: speriamo diventi tiepido.
Risate. Abbracci. Violenti messaggi. Tipico dolce autunnale sfumato e attutito nel suono dall’ovatta tra le tue dita.
Tra le mani hai dell’olio e mi prende la malinconia perché tu sei tu e sei uguale a ieri e io vorrei che fossi sempre tu, ma senza ieri. Anche senza domani, solo con oggi, adesso, con tanto affetto, baci e saluti, dalla tua carissima… A presto.
Infilo la porta, ascolto Flaubert, vado a tossire e scaldo il pc. Rituali di passaggio, infinita grandezza e piccole cose. Piscio di cane in naftalina e secolari cazzate mediate d’istinti.