venerdì 25 maggio 2012
di te, finalmente parlo di te
domenica 4 dicembre 2011
seta.
mercoledì 3 agosto 2011
un sogno.
sabato 4 dicembre 2010
A natale voglio...
di una vita tranquilla senza vedere
in continuazione
belle ragazze in fotografie da copertina
belle bionde sorridenti
sempre con i capelli lunghi e lisci e morbidi
con quelle collane tutte uguali, quei bracciali tutti uguali e quegli anelli
con certi stupidi ciondoli a cuore
in realtà vorrei anche
saper evitare la gente che non nutre altro che indifferenza
per la mia persona
e mi frega per ammirazione e idolatria
nei miei tentativi ingenui di amicizie
non ricambiate
vorrei capire quando andarmene
quando restare
capire la gente e quello che prova
amare incondizionatamente
senza paura di perdere mai
perché se ci rifletto un attimo mi accorgo che è così
ma ancora ci sono molti dettagli da esplorare
per capire davvero questa cosa qua
capire al volo i tuoi pensieri
e capire perché ho bisogno di te
vorrei essere migliore
sapere sempre cosa fare
fregarmene un po' di più
volare più leggera di come faccio di solito
take it easy è un concetto che non mi appartiene
voglio una vita semplice
non una vita facile
vorrei essere ricambiata con fragole rosse e prosecco
e un sentimento di scambio
che alcune donne non nutrono
per le altre donne
e i convenevoli dei rapporti
e irritanti sensazioni
di invidie inutili
di amicizia in amicizia
vorrei ringraziare ogni briciola del tempo
dedicato a rafforzare i legami
e le mie amiche, la mia salvezza davvero
con le nostre sciocchezze da bambine
molto probabilmente mai capite dall'altra metà del mondo
e anche da molte donne che non ci conoscono
però vi prego non cadiamo
in quelle stupide foto
dai lunghi capelli morbidi
e gli anelli a ciondolo
voglio voglio voglio
voglio
quest'anno voglio imparare una lingua straniera
dimenticare la mia
ignorare ciò che pensi di me
cercare l'assenza
coltivare il silenzio
e anche guarire dal male
inguaribile.
oppure morire
e davvero uccidere
certi pensieri
certe ovvietà
giovedì 25 novembre 2010
C'è bisogno d'amore
tra il mare e la pioggia
il fango e la spiaggia
fatta d'abitudine
bella
in fondo all'abisso
Lei, come uno di quei venti
di cambiamento
distruzione, rinnovamento
E' occhi e mani
calde
sulle tue spalle
Amore non voluto
troppo desiderato
E ancora non sai
se uccidere o pregare
E ancora non sai
se c'è una differenza da trovare
martedì 12 ottobre 2010
L'IMPORTANZA DELLA PUNTEGGIATURA
giovedì 30 settembre 2010
L’importanza dell’incremento differenziale
martedì 29 giugno 2010
che poi cosa vuol dire
allora è vero, mi dico: ti sei innamorata. per lo meno adesso lo so. se è una malattia spero passi presto.
giovedì 3 giugno 2010
tremendi e distanti
martedì 20 aprile 2010
e quindi la smetto di avere paura
Un senso di gratitudine mi pervade...non so bene perché...
domenica 7 marzo 2010
Radici
Mia nonna, nata negli anni ’30, era una femminista degli anni ’50, quel dopoguerra che in Italia ha profondamente influito a livello politico nella vita di tutti. Quello che le interessava era fare qualcosa per le donne. Questo voleva dire femminismo ai suoi tempi. FARE QUALCOSA PER LE DONNE. Per le donne sfruttate, usate, violentate, non considerate. Emanciparle da un sistema patriarcale per il quale ad esempio se in famiglia c’erano pochi soldi chi studiava era il maschio, tanto la femmina avrebbe trovato marito…oppure tante altre piccole e grandi cose che sommate tutte insieme rendevano la donna inferiore nei diritti, anche se con i medesimi doveri…un salario più basso, una minore considerazione nelle scelte, non poter divorziare, sono solo alcuni esempi. Un sistema in cui non c’erano né aborto né divorzio, un periodo critico perché, aldilà di tutto ciò che è stato detto dopo, queste due cose sono state fondamentali per l’emancipazione della donna. Oggi non si capisce forse nemmeno più molto bene perché questi due piccoli cambiamenti siano stati importanti, e in che modo siano stati rivoluzionari. Oggi si disconosce troppo spesso l’importanza di quelle lotte. Eppure questi diritti non sono dati una volta per tutte, la donna, tra l’altro spesso (e anche oggi è così), ha la tendenza ad essere l’oggetto di maltrattamenti. Storicamente è così. Io non lo so come mai, sarebbe interessante approfondire e ricercarne il motivo, perché poi una donna stuprata dovrebbe provare vergogna e tenersi un figlio nato così solo dio potrebbe permettersi di spiegarlo. E per fortuna dio non abita su questo mondo, mi viene da dire. La donna come oggetto, la donna sfruttata. Mi ha sempre fatto incazzare ed imbestialire e ancora di più se penso che le donne oggi per allontanarsi dall’immagine estremista che un femminismo stupido ha dato di sé non si dicono esse stesse femministe. Mia nonna ha lottato per le leggi per l’aborto e il divorzio, in prima linea, capiva quanto fossero importanti tali diritti per le donne. Ma non solo. L’emancipazione culturale e lo studio, l’associazione tra donne e l’unione delle donne. Il sostenersi a vicenda. Per questo ha lottato mia nonna. E ci ha scritto sopra un libro. E tanto perché fosse chiaro quale fosse il suo tipo di femminismo l’ha intitolato “Con le donne e non solo”.
Lei era una donna fuori dal comune per energie e capacità di mettersi in comunicazione con gli altri. Lottare per degli ideali. Di unità, di “sorellanza” e fratellanza. Di amore alla fine. Perché oltre ad essere una femminista militante del P.C. in giro per l’Umbria era una donna sposata e con un figlio. Una donna con le palle, nel gergo comune.
Scrivo queste cose di lei adesso, a un anno e mezzo dalla sua morte, per un motivo ben preciso. Ancora oggi nonna riesce a far parlare di sé. Venerdì pomeriggio scorso sono infatti stata ad un incontro ad Amelia, un piccolo borgo umbro, intitolato “Costruttori di Democrazia”, ed avevano organizzato una lettura di vari brani di personaggi impegnati in politica, nelle lotte dalla liberazione in poi, partigiani, militanti, perfino un guerrigliero colombiano finito (chissà come) ad Amelia. Io e papà ne siamo venuti a conoscenza per caso e abbiamo assistito con gioia alla lettura di brani del libro di nonna. Non sapevamo nulla dell’iniziativa e ci ha fatto davvero piacere. Io mi sono stupita di come la donna che parlava fosse entusiasta di quello che leggeva e di come mia nonna fosse riuscita ad essere chiara e diretta nella trasmissione di quello che voleva essere il messaggio per chi avesse letto il libro.
Io, che ero piccolina quando nonna mi portava alla sede di partito, quando leggeva il testo che si era preparata ai comizi, quando con nonno tutti i giorni leggevano le pagine di politica dei giornali. L’amore e la passione. La fede in un ideale. E nemmeno una lira in tasca (manco a dirlo, no?).
Sono orgogliosa di lei. Si, lo sono proprio tanto e sono contenta di poterla ricordare e lo faccio con l’obiettivo di proporre a modello il suo modo di fare attivo e propositivo. Senza troppi formalismi o “sofisticalismi”. Ho sempre ammirato molto e credo di aver ereditato il concetto che quello che conta è l’azione. Non bastano le teorie espresse a parole:
“il senso di una rivoluzione culturale che deviasse lo sviluppo dall’avere all’essere, comporterebbe che gli intellettuali la smettessero di spiegare il mondo e si impegnassero a cambiarlo”
Questa frase l’ho estrapolata ormai anni fa dal libro di storia dell’architettura contemporanea del Benevolo. Con tutti i distinguo del caso (per esempio nonna non era certo un’intellettuale), mi pare spieghi molto bene comunque il suo fare e agire. Un pensiero attivo. Ce ne sono rare di persone così. Molta gente si chiude nelle sue meschinità. Lei a pochi giorni dalla morte, dopo un anno di sclerosi laterale amiotrofica (una malattia degenerativa che l’ha colpita tutto sommato ancora giovane), in viaggio a Roma per delle cure, cosa fa? Si porta dietro il giornale Noi Donne per distribuirlo ancora! Ci credeva fino in fondo e aveva sempre in testa l’ideale di un mondo migliore. Eppoi le mille marce per la pace, tutti gli otto marzo tra una manifestazione e l’altra per tenere vivo l’interesse della gente…
Si sono piena di orgoglio e non mi va di sminuire il valore di questa donna, che per caso è pure mia nonna, solo perché l’invidia e la meschinità di alcuni giudicherà questo scritto solo un vanto personale. Non ci provo nessun gusto né sfizio. Non mi vanto di essere sua nipote, non ha alcun senso, non ne ho nessun merito.
L’unica cosa che desidero è condividere la passione, la volontà e l’impegno che lei mi ha trasmesso. E posso farlo, o tentare di farlo.
In realtà ho sempre provato un po’ di vergogna, quando ero ancora al liceo, ad avere una nonna così famosa in città, che conoscevano tutti. Ed essere costantemente sempre e solo “la nipote di Anna” non ha mai fatto molto bene alla mia autostima. Ma poi si cresce e si capisce quale onore si ha avuto. Quale fortuna. Lo capisci quando la gente legge emozionata pezzi del suo libro per esempio.
Io per parte mia ho preso la mia strada, diversissima dalla militanza politica, ma mi sento dentro al cuore femminista. Fare e agire con amore e avere cura degli altri in ogni situazione. Avere cura: ecco che cazzo di semplice e rivoluzionario insegnamento. Non sempre mi riesce. Ma so che ci provo costantemente.
“Sorridi che il mondo ti sorride!” Quanto odiavo questa frase. Me la diceva sempre quando mi faceva le foto. E io ero un’adolescente scontrosa, piena di brufoli e con l’apparecchio. “cosa cazzo vuoi che gliene freghi al mondo se sorrido, stupida nonna!” pensavo sempre neanche troppo tra me e me…certe litigate…
Però…è proprio vero. Adesso che ci penso, adesso che sono grande, adesso che lei non c’è più. Sorrido. Ringrazio. E penso a lei. All’otto marzo. Alle Donne.
A Noi, Donne.
sabato 11 luglio 2009
L'acqua il pane le cose
Bum.
La musica...e un caotico tentativo di pensare a te, di pensare a noi, di pensare a me insieme a te... Il tuo essere inconstante e indefinito, sempre diverso e immaginario nella misura in cui sei tutti e nessuno, sei me e sei il mio miglior amico, e il mio peggior nemico.
Sopra queste tavole di realizzazione da completare per l'esame, con il pensiero delle porte antincendio che forse andrebbero aggiustate, il parquet, il megatello che non è solo una prelibatezza culinaria ma anche un pezzo di legno di sezione trapezoidale...
e sopra a tutto, mezza dimenticata tra nuvole che sembrano volate via lontano, la mia passione per la vita, leggera, come il desiderio semplice di baci e carezze, di erba sotto i piedi...che non rispecchia affatto una visione impegnata della vita, affaccendata, nervosa e nevrotica come quella che vivo in tutti gli altri momenti di realtà.
La realtà adesso è immaginare stati fisici semplici, come il fluire dell'acqua in un fiume...la "strada verso casa".
E io lo scorrere del fiume non lo blocco, lo lascio andare e mi lascio trasportare, mi lascio innamorare.
A volte tu mi urti e mi vieni contro, sono io che ti capito per sbaglio o sei tu che mi vieni addosso, mi travolgi di passioni nascenti e te ne vai come una tempesta primaverile?
Cosa fai? A cosa pensi? Perché mi guardi negli occhi e sembri perso, ma non mi dai la mano e non mi accarezzi i capelli?
Lasciamo perdere,
un posto attorno a noi,
una poltrona buttata lì,
su quel prato non curato, e il muro di Berlino col suo cielo grigio.
Quella poltrona rappezzata, polverosa e vecchia. Vieni a sederti accanto a me. Guarda. Lo vedi il silenzio tranquillo di questo aborto di relazione?
Prendimi le mani, rimani in silenzio, e ascolta ancora. Lo senti questo caos in lontananza? Io sì. E sento i bassi che mi vibrano dentro, sento un fremito di pura energia fiammeggiare. A corde tese ora abbandono ogni tentativo di tranquillità ed equilibrio. Non esistono. E la vita è lì, eccola che bussa prepotente come sempre, e mi lascia su un prato all'una di notte, a guardare le stelle dalla luna, mentre provo a recitare la mia parte, sbilenca e da profili imperfetti.
Ma lo sento solo io questo caos, e le tue mani non esistono più.
Era un miraggio?
Ti chiedo se questo tempo migliorerà, tu guardi in alto e fumi un'altra sigaretta, mentre il tuo odore mi entra nei polmoni, come sono sicura che il mio entra nei tuoi.
Ma tu sei già lontano, non sai se questo cielo grigio si farà limpido. Berlino rimane lì, si è presa una parte di te, ti chiedi se sei ancora in grado di amare. Ti chiedo se sei ancora in grado di vivere.
E mi ritrovo da sola, davanti a te sotto questo cielo azzurro e limpido. Mi hai chiuso le porte in faccia, e io mi ritrovo in balia di sensazioni che forse non vorrei provare.
Ma sto mentendo.
Sono contenta di quello che sento, quella cosa allo stomaco che mi si contorce addosso...non se n'è andata, sai?
E ti sorrido mentre me ne vado, e ti sento affondare il viso nel mio profumo, perché la bellezza di questi momenti è la tua bellezza, è la mia: rimane lì mentre noi ci dividiamo.
Eppure non mi lasci parole, ma solo rimpianti.
Ho guardato la luna anche stasera.
Il posto era lo stesso, tu lo stesso, già cambiato, già diverso.
Non mi vuoi. Eppure stai lì, sei vivo. Vero e uguale a prima. Ma così diverse le cose tra di noi.
Amaro gioco del destino vestirmi degli stessi colori della speranza, questa serata in cui tu e la luna mi guardate da lontano. Mancano solo le tue mani intorno ai miei fianchi e una promessa d'amore sussurrata piano all'orecchio, carica di dolore e già piena della sofferenza del momento in cui ci lasceremo. Ma tu decidi di non lasciare la tua vita in mano al destino. Saggia decisione forse, la tua. Ma io, le mani legate, mi infurio e ti sfido a provocare il destino! Lasciare che corvi neri mangino un seme d'amore, così delicato e fragile, che grave affronto hai fatto al destino! Tutti gli dei dell'universo ti si scaglino contro, e guai a te!
E quindi mi viene così, questa sera che sento nick cave e mescolo parole di ieri e di oggi, faccio un frullato di sensazioni perché mi va, mescolo la mia vita a quella dei film e ti illudo di potermi capire, voglio convincerti che ti posso capire. Voglio che mentre mi guardi, con quel mezzo sorriso, dolce sotto quintali di parole, con i tuoi timidi gesti, il tuo odore che mi cerca, tu scelga di non allontanarti da me. Io, che ti giurerei amore eterno, in quel modo ubriaco da amanti che confondono un secondo nella felicità, che si perdono e sprofondano negli occhi dell'amato.
Io ci cascherei fino in fondo ai tuoi occhi neri, ti leccherei le ferite ad una ad una, ti farei capire che, malgrado ciò che pensi, tu sei già innamorato di me.
Ma la luna è coperta e i sogni stanotte rimangono solo sogni. Si soffre di meno, e si gode di meno. Ma forse si soffre uguale.
domenica 22 marzo 2009
Quindi Sono Sveglia Adesso
Certo, non servono molte parole.
Tempo di riflettere.
In “intranquilité”.
Sono sveglia adesso.
Ma nel momento in cui ho preso sonno qualcosa mi è sembrato ancora acerbo per cadere. Mi sono sconvolta all’idea che fosse già marcio qualcosa che credevo acerbo.
Qualcosa è caduto, oltre alle mie poche certezze. È caduta la routine quotidiana di una sfoglia di seta ormai logora.
Ma non per questo mi sento sconfitta,
non per questo mi sento ferita,
non per questo mi sento di dire che sia finita.
L’amore è lì, bello come prima, più grande che mai, strano come non mai.
Se c’è qualcosa che andato storto non è colpa di nessuno, e di tutti e due. Ed ecco che ritrovo in una solitudine un poco dimenticata quella delizia di descrivere, di immaginare cercando di ignorare di essere qualcosa di diverso dall’invisibile.
Eppure qualcosa ci manca.
L’insofferenza, quella invece, non ci ha mai abbandonato. Maledetta!
Appena grande vorrò fare qualcosa, appena grande vorrò fare di più…
Eliminare il quesito e vivere senza porsi domande non è mai stato il mio forte, devo capire e arrovellarmici sopra un bel po’ prima di capire che è stato tutto inutile, e che bastava sorridere di più, e mandare al cesso gli ingombri inutili.
Poi però ti interroghi sul “non poteva essere altrimenti se è andata così”…si perché in effetti c’avete mai pensato all’eterno ritorno? Insomma non c’è la macchina del tempo che ci permette di ricomporre gli errori passati, che crediamo tali, ma non siamo nemmeno sicuri che se potessimo tornare indietro FAREMMO VERAMENTE LE COSE IN MODO DIVERSO.
Io per conto mio non ci credo nemmeno un po’.
E infatti guardo al futuro per quello che vedo: una pagina, anzi migliaia di pagine bianche che piano piano riempirò di me e sporcherò di vita.
Certo che gli errori servono, fanno crescere e maturare…………………… alla fine ti fanno anche marcire se applichiamo la metafora fino in fondo però!
È dopo questo sprazzo di lucida cazzata che ritrovo un po’ me stessa.
E forse capisco che in fondo non c’è niente di male ad essere come sono, ché certo mi piacerebbe tanto essere perfetta, avere rapporti perfetti, non dire mai niente di sbagliato ma niente…poi dopo cinque minuti mi romperei le palle dalla noia molto probabilmente.
Ogni cosa che sono mi cambia, ma non fino in fondo, se mi prendi e mi spogli delle maschere inutili che ti propino mi ritrovi come a cinque anni, con la faccia incazzata e gli occhi curiosi. Appena ritrovo quella foto te la scansiono e te la faccio vedere, visto che siamo nell’era dell’immagine mi pare giusto non ammorbarti solo con le parole, ma anche con quel tanto invadente consumo di colori e luci. Sono io quella lì. Non è che sono sempre incazzata, mica volevo dire questo. Però se tu inciampi nella mia vita devi sapere, è anche giusto che tu sappia un po’ chi sono…se vuoi venire a scoprirlo. Non volevo nemmeno dire che TI COSTRINGO a scoprirlo. Se vuoi vieni qui e lo scopri, sennò va’ a farti fottere. Perché capito, quando si è un po’ così alla fine si arriva agli estremi dell’incuranza e della ricerca di perfezione.
Contraddizione a prescindere.
Tutto ciò per dire che alla fine sono d’accordo con te, che era giusto così e che quello che ti ho detto non cambia, sono d’accordo con le mie idee sulla vita e sull’amore, sono anche contenta di averti trovato, sai chi sono e io so che tu mi conosci abbastanza bene da capire che ho bisogno di tutto questo diluvio di parole in apparenza inutili forse, ma certo non per me.
E poi c’è la mia vita, che è solo mia.
Questo ancora lo devo capire un po’ meglio.
Però ho avuto un’illuminazione scrivendo questa frase: non è caduto qualcosa di acerbo, ma non era nemmeno già marcio! È che la metafora deve cambiare, non si può vivere di arbusti e piante da frutto per tutta la vita, ci piace la carne e non siamo per niente vegetariani!!
Io credo che in questo tempo la mia percezione delle cose si sia affinata, diversificata, forse migliorata, devo lasciare andare i momenti passati e le emozioni, devo affrontare quelle pagine bianche. Normale è tutto ciò che mi rappresenta, anche se mi sembra strano.
Quindi sono sveglia adesso, tra infinite contraddizioni cerco un mio io mitico e perpetuo, la parola fine la scrivo io, se ne ho voglia, quando ne avrò voglia, ora bisogna ancora arrovellarcisi il pensiero. Felice o no, non lo so, so che va bene però. Accettare i cambiamenti non dovrebbe significare niente di più di quello che è, di per se, andare avanti. Un po’ ne siamo tutti costretti, questo è vero, però inutile è cercare la famosa macchina del tempo. E poi noi siamo stati troppo frettolosi in passato, la conoscenza della nostra vita dipende dalle esperienza che facciamo e c’era una parte di noi che non avevamo conosciuto né forse capito appieno. Ed era la parte di noi prima che ci conoscessimo, le nostre sbronze e le nostre evoluzioni personali e sessuali, sociali e psicoanalitiche. Io e te, stavolta, abbiamo la possibilità di conoscerci diversamente, a tutto tondo in un certo senso, se lo vogliamo. Solo così, solo lasciandoci liberi a questo punto, possiamo farlo. Ho cercato di spiagare perché SENTO che è necessario, e che ancora una volta sono d’accordo con te. E la buonanotte la prossima volta la dedicherò a me stessa, e il buongiorno a tutti quanti gli altri, te compreso, amore mio grande, mio primo grande amore, con serenità ti lascio andare via, ti porto con me, e so che tu mi porterai con te.