Visualizzazione post con etichetta lettera ad un amico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lettera ad un amico. Mostra tutti i post

domenica 29 aprile 2012

tu, io, noi.


Hai cambiato idea, cara amica. Scusami, mi permetti di chiamarti così?
Anche se davvero credo di non averti mai vista in faccia, e che i tuoi capelli rossi intravisti in foto erano solo un riflesso dei miei, e la tua voce solo un’intuizione, e attraverso di lei anche l’immaginarmi  i tuoi occhi.
Ti ho costruita nella mia testa e mi hai fatto paura, in un primo momento. Non volevo. Non dovevi. Non c’era bisogno.

E invece sì. Non ricordo quando né in quale stato mentale, ma ho preso coraggio e ti ho fatto diventare reale. E tu sei proprio come me, cara amica. E sì, continuerò a chiamarti così.
Ti ho ritratta forte e coraggiosa. Saprai di certo cosa fare, per non morire soffocata da croci che non meriti.
Eccolo, il mio consiglio non voluto, temuto come le mie labbra a venti centimetri dalle tue, e i nostri occhi che si guardano fissi. Spaventate e tremendamente vicine e dannatamente distanti. 

Ma io davvero ho chiesto aiuto e ringrazio. Ma io davvero sono commossa a guardare quei pezzi di vetro, sanguinanti come le nostre mani, con i riflessi dei nostri giovani visi di donne.

Solo una cosa volevo dirti: sii forte, perdonati sempre, amati, trattati bene. Sempre, con affetto, tua G.

venerdì 2 dicembre 2011

Onestà.


Lo so che non sono niente per te, e che nella tua vita sono paragonabile ad un granello di polvere sul cuscino, che basta un soffio di vento ad alzarlo e mandarlo via lontano. Non ho idea del perché ma ti penso più spesso di quanto ero disposta ad ammettere fino a qualche giorno fa. Vedi, cambio spesso opinione pure io. Tu non sei niente per me, e non eri niente un mese fa, venti giorni fa. Ma sei sempre stato comunque qualcosa, fin da quando ti conosco. Tenerezza, affetto e dolcezza. Compagnia, sì certo: buona e calda compagnia, anche se le mie mani fredde, taglienti come lame,  irrigidiscono ogni possibilità di dialogo. 
Tu sei. 
Basta semplicemente questo, ora che l’ho percepito quasi di nascosto, tra le pesanti pieghe di filtraggio dei sentimenti che si ispessiscono ogni anno che passa, ogni volta che non amiamo più, che rimaniamo duri e freddi, che pensiamo bastare a noi stessi. Tu sei per me qualcosa che non riesco a descrivere a parole e che non rientra nell’ordinario, ma che mi ha stupito, fin dai primi momenti, non so che cosa mi ha colpito di più, tra la tua statura immensa, che mi fa paura, o la tua bellezza, che mi rende muta.
Perché mi piaci come non mi è mai piaciuto nessuno così tanto. E non l’ho mai detto a nessuno e mi vergogno ora, subito, dell’onestà di queste parole. Sono cose che non vanno nemmeno sussurrate, sono cose che se si dicono, hanno il malvagio potere di far morire tutto. Ma io le sto dicendo perché credo sia già morta, per adesso e per i prossimi anni almeno, ogni possibilità per me e per te di far crescere qualunque cosa fosse nata. Sono state le tue parole, è stata la mia tesi e i tuoi impegni. Non me ne faccio un cruccio e sono tranquilla mentre guardo i friabili ricordi di alcuni dettagli dei nostri incontri fugaci. Mi vergogno. Ho provato sensazioni così belle che mi vergogno per quanto non riesco a capire come faccio a meritarle. E ti ringrazio, e ringrazio ogni minuscolo dettaglio del tempo passato, perché mi fa capire sempre tante cose, e quanto sia importante capirsi bene, e capire che questo vale anche e soprattutto per sé stessi.
Tu nella mia vita non eri niente, e ora sei una finestra che affaccia su un mondo bellissimo, ma che è troppo alta per me, e non ho niente con cui potermi arrampicare per aprirla.
Spero di costruirmi una scala, nel frattempo, e poi imparare a salirla.

martedì 15 novembre 2011

va tutto bene


SCUSA, SONO ROMANTICA LO SAI
TU NON CHIAMI MAI

CARO AMICO:

LE NOTTI D’AMORE SONO LEGGERE E SPENSIERATE
IO MI LASCIO INCANTARE DA CERTI DETTAGLI DEGLI OCCHI
CHE  TI FANNO VEDERE LE COSE
DA PROSPETTIVE DIVERSE
NON NECESSARIAMENTE
PER UN LORO  SENSO INTRINSECO.

SONO AVVOLTA DA SENSAZIONI DOLCI
DA LUNGHI ABBRACCI E TENERI SGUARDI
E MI STUPISCO DI TROVARE LA MIA MANO TRA I SUOI CAPELLI
CAREZZARGLI LA GUANCIA
E NON AVERE SCELTA
E STARE BENE E NON SAPERE NIENTE.

MA COMUNQUE VA TUTTO BENE QUI
PENSAVO TI AVREBBE FATTO PIACERE SAPERLO

martedì 7 dicembre 2010

Sangue Colori e Sfumature

Sei sempre colorato, eppure sei un foglio di carta, sporcato a matita. Mi regali spesso frasi sconcertanti, prendi il peggio che c'è e sei convinto di avere il potere di renderlo colorato come le tue parole. Ma a volte dubito che i tuoi pensieri siano sempre così colorati. Questa strana tranquillità, che tranquillità non è, che non le somiglia affatto, è più gradevole dei quartieri di circostanza di prima. Tra strade e piazze, chissà com'è il quartiere: appare tutt'altro che frantumato, un blocco unico, in cui a volte ho paura che una strada, o almeno un vicoletto, si perda inghiottito da troppa omogeneità. In ogni caso per fortuna, i sensi non sono affatto sfocati e pare che ci sia ancora la possibilità di essere liberi. Pensiamo, parliamo: come osserviamo, come mangiamo. Ci sognamo. Irresistibile è immaginare di sognare insieme. Prendiamo una strada, che diventa un sentiero, esploriamo una casa in mezzo a una bolla, e giochiamo. Come Hansel e Gretel. E io intanto scrivo, con la frenesia di chi scrive nel bagno con la cartaigienica, dentro a un museo in gita con la scuola, "stupidi e stronzi compagni di classe". E si nasconde. Per stasera basta così, ne ho avuto abbastanza. Ma domani riprenderemo a danzare, ci gireremo attorno sulle note di MadWorld, ci annuseremo a vicenda, circospetti, incerti. Forse non arriveremo mai a capire in fondo cosa c'è. Io, per conto mio, ci vedo legami che mi sembrano lacci. Catene di metallo infernali e roventi, che sgretolano le ossa dei polsi, delle caviglie, divaricano le gambe, strabuzzano gli occhi. Ad ogni parola colorata e morbida che mi regali, si stringe la catena alle caviglie, sulla pancia, e ci immergiamo un po' di più in quel continuo latente e incerto. E aspiriamo all'annientamento, bombardati e stomacati da troppa bellezza. Se solo fossi più semplice, mi chiedo.

Densità

Ecco allora. Ci sono. Mi succede questo. Io della gente non mi fido. Ci ho preso così tante inculate che ho una paura fottuta di affezionarmi a qualcuno. Però mi capita ogni volta. E davvero non so come fare, né cosa voglia dire. Prenderei un fiore e te lo regalerei, se questo servisse per fare la pace.

Ma ho le mani bucate e non riesco a tremare.

Quando ero una piccola adolescente stronza non piangevo mai. Troppo schizzinosa di sporcarmi con la pelle e il sudore e l’anima di qualcun altro, mi schifavano i rapporti umani ed ero gelida come il ghiaccio. Più d’una volta ho ferito i sentimenti di qualche marmocchio infatuato di me. Ho provato a farmi assolvere, ma non credo in Dio.

E ho le mani bucate e non riesco a tremare.

Poi non so cosa sia successo, ma la morte mi ha avvicinato ai vivi. E mi sono resa conto che gli occhi degli altri, e le loro mani, e il loro amore, è qualcosa più di una semplice affermazione del proprio ego. E che il sesso non è solo un buon esercizio per mantenersi in forma. Se potessi solo spiegarti che io sto bene, anche se tu non capisci perché.

E ho le mani bucate e non riesco a tremare.

E oggi affronto le cose come se fossi già vecchia, come se il tuo dolore io l’avessi provato infiniti anni fa. Non ce la posso avere con te, conosco troppo bene i meccanismi che ti animano… solo: se potessi farti vedere il mio cuore, farti capire che passa, che passa, che passa…

Ma ho le mani bucate e non riesco a tremare.